Enrico il navigatore, 1443 - grandinavigatori

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Enrico il navigatore, 1443

I grandi navigatori
Il destino di Enrico
Enrico il navigatore
Il principe Enrico, nato a Oporto nel 1394, fu chiamato il navigatore,
  • perché favorì attivamente le grandi scoperte geografiche portoghesi del XV secolo,
  • ma non partecipò mai a una spedizione.
Preferì rimanere nel suo quartier generale a Sagres, sull'estrema punta sud-occidentale del Portogallo, e da li
  • dirigere i suoi capitani e i suoi equipaggi impegnati,
  • per circa 40 anni 1419 - 1460, dell'esplorazione della costa occidentale dell'Africa.
Spirito profondamente religioso, considerò le esplorazioni portoghesi un mezzo per favorire sia la conversione dei pagani, sia lo sviluppo della potenza politica ed economica del Portogallo.

Capo Saint Vincent
All'inizio  dell'era delle esplorazioni, il mondo conosciuto dall'Europa
    • terminava al capo di Saint Vicent,
    • un promontorio che sporge dalla punta sud-occidentale del Portogallo.
Per secoli, gli uomini avevano scrutato, dalla cima del capo di Saint Vicent, l'orizzonte che, alla maggior parte di essi, doveva essere sembrato il limite estremo dell'esistenza.
Fin dall'infanzia Enrico guardava spesso da questo capo, curioso di sapere cosa vi era al di là.
Ben poche  notizie si hanno della giovinezza di Enrico, a eccezione di questo suo precoce interesse per l'Africa e della determinazione di guadagnarsi il titolo di cavaliere.
Enrico era animato da un forte spirito di rivincita sugli Arabi.  
Questo vivissimo desiderio non tardò a realizzarsi ……………



 
Quando i Mori tentarono di rimpossessarsi di Ceuta nel 1418, Enrico si precipitò a difendere la città.
 
Suo padre, forse stanco dello zelo e dell'ambizione del figlio, dopo tre mesi gli ordinò di ritornare in patria, ma non prima che il principe avesse udito i racconti di mercanti e di prigionieri arabi.
Fantasie di Enrico
Mercanti e prigionieri raccontavano:
    • di reami negri a sud del grande deserto,
    • di città che erano centri di commercio e di cultura,
    • di carovane cariche d'oro che attraversavano il Sahara dirette a Ceuta.

Quando ritornò in patria , il principe Enrico aveva la mente piena di quesiti insoluti:
    • Fino a dove arrivava il dominio islamico verso sud?
    • Da dove proveniva l'oro che possedevano i musulmani?
    • Era possibile allacciare legami commerciali con le regioni a sud?
    • Cosa vi era al di là del capo Bojador (Marocco) e delle Canarie?
    • Esisteva veramente una rotta per le Indie, come Erodoto e i migliori cartografi del suo tempo pensavano?

La scoperta di Madeira


Rendendosi conto che né mercanti né marinai avrebbero acconsentito a "raggiungere un sito dove non vi sia sicura speranza di un guadagno" Enrico decise di trovare da sé le risposte alle numerose domande che lo assillavano.

Enrico incominciò ad organizzare spedizioni verso l’Africa.

La prima scoperta dei navigatori di Enrico fu Madeira.

La bellezza di Madeira
la bellezza di Madeira
La leggenda di prete Gianni acquistò fama a partire dal XII secolo.
Marco Polo dichiarò di aver attraversato il territorio di un re cristiano.
La certezza dell'esistenza del reame di prete Gianni, collocato in un primo tempo in Asia e successivamente in Africa, era così radicata che spesso i cartografi lo indicavano sulle loro mappe.  
Il principe Enrico il navigatore credeva che il mitico sovrano fosse imperatore d'Etiopia, un reame che era cristiano dal IV secolo, e voleva richiedere il suo aiuto nella lotta contro i musulmani.
Ma i portoghesi giunsero in Etiopia solo nel 1520.
A quei tempi circolava una strana lettera attribuita al prete Gianni.



Nel 1419 il padre  nominò Enrico governatore dell'Algarve e gran maestro dell'ordine militare di Cristo;
  • Il 1° incarico diede al principe la possibilità di vivere nella regione più meridionale del ortogallo
  • Il 2* lo obbligava, a 26 anni, a vivere in celibato, ma gli forniva anche i mezzi per finanziare spedizioni ed esplorazioni.
Il principe si insediò nell’Algarve, nella piccola città di Sagres, a pochi chilometri dal capo St. Vincent, e iniziò a pianificare l'attività che avrebbe impegnato la sua intera esistenza.

La leggenda del prete Gianni
Sagres aveva grandi tradizioni marinare.

Enrico era inoltre convinto che fosse un punto strategico per raggiungere via mare le coste dell’Africa.

Enrico fece di Sagres un centro di cultura per la navigazione quale mai si era visto in passato.

Il fascino di Sagres
Sagres
Il centro di ricerca di Sagres
Centro di ricerca di Sagres
caravella arenata
Tristao  si trovava a oltre 1.000 miglia dal Portogallo. Vedendo che la sua
"caravella aveva bisogno di riparazioni“
la fece arenare su di un banco di sabbia con tutta calma fece
"riparare e calatafare la carena in tutte le sue parti
... come se si fosse trovato davanti al porto di Lisbona, e questo suo coraggio suscitò grande ammirazione".
Questo avvenimento doveva provare al principe Enrico che il Portogallo disponeva ora di navi in grado di compiere traversate anche lunghissime.
Tristao proseguendo verso sud, raggiunse il capo Bianco, una piccola penisola di sabbia bianca e scintillante, ma non essendo riuscito a catturare altri indigeni, fece vela per il Portogallo.
Quando Tristao  ritornò di nuovo al capo Bianco e lo doppiò nel 1443, trovò una baia riparata, costellata di isole; toccando terra su una di queste, l'isola di Arguin, egli riuscì senza difficoltà a catturare molti indigeni.
Ben presto Enrico fece costruire su Arguin il suo primo fortino oltremare e una stazione commerciale.
Mentre si sviluppava una modesta attività per l'acquisto di polvere d'oro e di avorio, il commercio principale divenne quello degli schiavi, che a Lisbona erano definiti "oro nero".

mappa delle esplorazioni


Non trascorse molto tempo e i capitani, con l'autorizzazione di Enrico, compivano regolarmente scorrerie sulle coste africane per catturare gli indigeni da vendere come schiavi in Portogallo.
Un risultato collaterale nefasto delle esplorazioni volute da Enrico fu la partecipazione degli europei alla tratta degli schiavi in africa occidentale, un commercio vergognoso e crudele, che ebbe in Europa un incremento notevole quando Colombo scopri le Indie occidentali e si determinò in quella zona una forte richiesta di mano d'opera.

sopravissuti
Dopo  il ritorno di Tristao in Portogallo, Dinis Diaz decise di continuare le esplorazioni verso sud e senza mai ammainare le vele si spinse per altre 300 miglia oltre il capo Bianco, arrivando nei pressi del fiume Senegal, dove fece prigionieri alcuni indigeni su canoe.
Desideroso di proseguire le scoperte più a lungo possibile, continuò la navigazione per un centinaio di miglia, raggiungendo Capo Verde, un promontorio letteralmente coperto di vegetazione di colore cosi intenso da gettare riflessi verdi sull'acqua.



Tristao si mise nuovamente in viaggio nel 1446 e raggiunse il fiume Gambia.
Qui fece mettere in acqua due scialuppe e, con 21 uomini del suo equipaggio, iniziò a risalire il fiume. Incontrarono molte imbarcazioni cariche di indigeni e furono fatti segno a una pioggia di frecce avvelenate.
Tristao e 19 marinai morirono a causa del potente veleno.
Dell'intero equipaggio sopravvissero solo nove uomini, quattro dei quali invalidi.
Erano, per la maggior parte ragazzi che sapevano ben poco dell'arte della navigazione; piangendo di paura e di dolore, fecero vela per il Portogallo.
Viaggiarono per 60 giorni senza avvistare terra, senza sapere dove si trovavano.
Infine, ,furono avvistati da un pirata che si avvicinò e li informò, con loro grande sollievo, che si trovavano poco a nord del capo de St. Vicent.
isole di Capo Verde
Racconta Cadamosto
La mancanza  di fondi, impedirono a Enrico per parecchi anni di allestire altre spedizioni.

Tuttavia nel 1455 e di nuovo nel 1456, un valente navigatore veneziano, Alvise da Cadamosto, effettuò viaggi per conto di Enrico superando per due volte il Capo Verde.
Impegnato soprattutto nel commercio per procurare denaro al principe, si dedicò ben poco alle esplorazioni; scopri però l'arcipelago di Capo Verde e con la sua nave risali per un breve tratto il fiume Gambia penetrando all'interno dell'Africa.

I resoconti  di Cadamosto hanno grande valore per le belle descrizioni non solo dei paesaggi e degli animali selvatici, ma anche delle usanze, della vita e dell'organizzazione delle tribù con cui egli venne a contatto.

A differenza di molti esploratori portoghesi, provò soprattutto un genuino interesse per gli africani come uomini e trascorse quattro settimane ospite del re Budomel in una località dell'interno circa a 40 km dalla costa e a 80 km a sud della foce del Senegal.

La fama di Enrico era ormai cosi grande che uomini di tutti i paesi gli offrivano i loro servigi in ogni luogo dove sbarcavano e i suoi esploratori incidevano ovunque le sue iniziali.
Per anni le navi mercantili navigarono tranquillamente lungo la costa occidentale dell'Africa, passando località divenute ormai familiari:
    • capo Boojador,
    • capo Bianco,
    • il fiume Senegal,
    • capo Verde
    • e altre più a sud.
A Lisbona e a Lagos, dove Enrico viveva per la maggior parte del tempo, i mercati offrivano con sempre maggior abbondanza merci esotiche:
    • polvere d'oro,
    • avorio,
    • canna da zucchero (Enrico aveva allestito piantagioni a Madeira),
    • pepe,
    • uova di struzzo,
    • pappagalli dalle penne variopinte e altri uccelli.

Lisbona - monumento ai navigatori di Enrico
monumento ai navigatori
  • Le nuove ricchezze legate alla tratta degli schiavi e
  • le nuove scoperte di Enrico
suscitarono l’invidia della Spagna e, sulle nuove terre, iniziarono i primi conflitti tra le due nazioni.

La morte di Enrico
La morte di Enrico

A questo punto , con l'appoggio del nipote re Alfonso V, l'anziano principe decise di guidare un'altra crociata in Marocco.
L'attacco da lui condotto nel 1458 contro Alcacer Ceguer fu un brillante trionfo personale, ma costituì uno sforzo eccessivo per il principe ormai sessantaquattrenne.

Il 13 novembre 1460, Enrico il navigatore morì a Sagres.

Al suo capezzale si trovava uno dei suoi capitani, Diogo Gomez, appena rientrato da un'esplorazione nella regione del fiume Gambia.

le scoperte di Enrico
Le scoperte di Enrico:

    • Madeira

    • Canarie

    • Capo Bojador

    • Rio de Oro

    • Isola di Arguin

    • Fiume Senegal

    • Capoverde

    • Isole di Capo Verde

    • Fiume Gambia

L’eredità di Enrico.
Negli ultimi mesi  prima della morte, sembra che Enrico avesse tracciato i piani per una spedizione che doveva essere guidata da Pedro da Sintra.
Doveva spingersi oltre il fiume Gambia e cercar di raggiungere l’attuale Sierra Leone.
Nel 1469 Alfonso V firmò  con il ricco mercante Fernao Gomez un contratto con il quale concedeva a Gomez
    • i diritti esclusivi sul commercio con l'Africa
    • in cambio di una rendita annuale
    • e della promessa di continuare le esplorazioni oltre la Sierra Leone.
Gomez rispettò l'impegno, inviando i suoi capitani sempre più lontano; le sue navi, veleggiando per sud-est oltre il Capo Verde e la Sierra Leone, raggiunsero il capo Palmas, in Liberia.
E, allora, senza dubbio con enorme sorpresa, i capitani scoprirono che la costa si stendeva quasi perfettamente in direzione est:
avevano doppiato la grande "gobba" dell' Africa.

Verso il golfo di Guinea
guinea
equatore
Spingendosi sempre più avanti, un anno o due dopo, gli esploratori di Gomez raggiunsero il delta del Niger, e, poco oltre, scoprirono che la costa compiva un'altra brusca curva, questa volta verso sud.
Quando il contratto di Gomez spirò nel 1474, uno dei suoi capitani si era spinto oltre capo S. Catarina, due gradi a sud dell'equatore.
In cinque anni, gli esploratori di Gomez avevano aggiunto circa 3.200 km di coste alla carta dell' Africa.
Le spedizioni verso l’Africa ripresero attivamente con l'ascesa al trono, nel 1481, di Giovanni II, tenace pronipote di Enrico.
A bordo della sua caravella, Cao aveva caricato numerosi Padrao, colonne di pietra scolpita con la data e lo stemma del Portogallo. Cao ricevette l'ordine di erigere cippi in luoghi prominenti nei territori che esplorava, per prenderne possesso.
Quando fece ritorno a Lisbona nel 1484, una di queste colonne ornava
lo sbocco del fiume Congo e
un'altra si alzava su Capo Lobo (l'attuale capo S. Maria) sulla costa dell' Angola.
Cao dovette concludere che aveva quasi raggiunto l'estremità meridionale dell' Africa.
Il re, compiaciuto gli conferì un titolo e premi.
Nel 1485 il re inviò nuovamente Cao in Africa con l'ordine di raggiungere l'oceano indiano.
Cao risalì per breve tratto il corso del fiume Congo, ma quando prosegui il viaggio lungo la costa oltre il capo Lobo, scoprì con sgomento che la costa si prolungava verso sud all'infinito.
Il suo ultimo Padrao fu eretto sull'arida riva di capo Cross, nell’ Africa del sud-ovest, a quasi 1.000 miglia dall'estremo lembo meridionale del continente.

Africa rio Congo e capo Lobo
areias gordas
Cao fu colto da scoraggiamento, ma non cosi il re Giovanni che nel 1487, due anni dopo, inviò un altro navigatore, Bartolomeu Diaz, a stabilire una rotta che, passando a sud dell' Africa, giungesse nell'oceano indiano.
Ben poco si sa di questo viaggio importantissimo e ancora meno della figura dell' esploratore, ma i fatti noti sono drammatici.
Diaz lasciò Lisbona nell'agosto 1487 con due caravelle e una robusta nave carica di provviste (Cao aveva trovato difficoltà a procurarsi provviste sulle aride coste dell' Africa sud-occidentale).
All'inizio di dicembre, fece ormeggiare la nave con le provviste in una baia riparata dell' Angola meridionale e prosegui verso sud. gomentato dalle ondate di calore e dalle desolate dune di sabbia che si stendevano lungo la riva, chiamò questa zona Areias Gordas.

mare in tempesta
Verso la metà  del gennaio 1488, le navi incapparono in una terribile tempesta che durò 13 giorni e le trascinò lontano verso sud. I venti da nord di tale durata sono molto rari in questa zona, per cui sembra più probabile che Diaz, valente navigatore, abbia messo deliberata mente la prua verso il mare aperto per evitare correnti e venti contrari vicino alla riva.
Non appena egli trovò un vento favorevole, verso i 40° di latitudine sud, si diresse di nuovo verso est per ritrovare la costa, ma, con sua estrema sorpresa, trovò soltanto mare aperto e gradatamente si rese conto di aver oltrepassato la fantomatica punta meridionale dell' Africa.
Cambiata di nuovo rotta, si diresse a nord e finalmente vide apparire "alte montagne" all'orizzonte.
Accostatosi gettò l'ancora in un'insenatura,
chiamata oggi baia di Mossel, e scese a terra il 3 febbraio.
Alcuni pastori ottentotti, spaventati dalle navi, ricevettero i portoghesi a sassate; i marinai, a loro volta, uccisero un indigeno e gli altri fuggirono con il loro bestiame, prima che Diaz potesse raccogliere qualche notizia.



Diaz prosegui il suo viaggio verso est e raggiunse la baia di Algoa.
Qui i suoi uomini cominciarono a protestare che la costa proseguiva all'infinito, che l'India era ancora lontanissima, che le provviste erano scarse e che la nave con i rifornimenti era lontana.
Diaz dovette accettare la decisione dell'equipaggio di ritornare indietro ma chiese  ai suoi uomini di
"lasciarlo proseguire ancora per qualche giorno lungo questa costa".
Gli furono accordati due o tre giorni e Diaz raggiunse la latitudine di 33° 30', in prossimità del Great Fish river; constatando che la costa si prolungava in direzione nord-est, non ebbe dubbi di trovarsi nell'oceano indiano, ma fu ugualmente obbligato a seguire la volontà del suo equipaggio.

Great fish canyon
great fish reaver
Cape Town
Cape Town
racconta Colombo


Dato l'ordine di virare di bordo, iniziò il viaggio di ritorno; il viso di Diaz denunciava un' amara delusione: aveva visto
"la terra dell'India ma, come Mosè con la terra promessa, non poté entrarvi".
Sulla via del ritorno , Diaz vide per la prima volta il più maestoso di tutti i promontori e vi fece erigere un padrao: secondo la tradizione, Diaz lo chiamò Cabo tormentoso, cioè
"capo delle tempeste"
A proposito del viaggio di Bartolomeo Diaz ci è giunta questa testimonianza.


i navigatori di Enrico
potete anche vedere
La scoperta dell'estrema punta meridionale dell'Africa, il capo di Buona Speranza, realizzò il sogno del principe Enrico e dei primi navigatori portoghesi.
Questa conquista che aveva infine aperto al Portogallo la via dell’oriente è certamente merito
    • della tenacia di Enrico il navigatore,
    • dell’audacia di una dozzina di valenti comandanti e
    • della costanza di sforzi lungo l’arco di 55 anni.

 
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