Ivanovič Dežnëv, 1649 - grandinavigatori

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Ivanovič Dežnëv, 1649

I grandi navigatori
Capo Dežnëv
Semën Ivanovič Dežnëv è stato l' esploratore russo della Siberia che, nel 1648 , per primo doppiò il promontorio più orientale dell'Asia e navigò attraverso lo stretto di Bering, scoprendo che l'Asia non era unita all'Alaska.
Come molti degli imprenditori della Russia settentrionale dell'epoca, Dežnëv sembra che si sia recato in Siberia in cerca di fortuna verso il 1630. Ad un certo momento divenne un agente del governo.
Nel 1638, la prima data certa, si trasferì da Enisejsk a Jakutsk, sulle rive della Lena, dove si sposò con una donna jakuta e passò i seguenti tre anni esigendo i tributi dei nativi.
Nel 1641 si trasferì a nord-est verso un affluente dell'Indigirka da poco scoperto, quasi verso la foce, dove fu agli ordini di un altro mercante cosacco, Michail Staduchin. Trovando nativi ostili e sulla base di notizie che riferivano di un fiume fruttuoso ad est, lui e Staduchin

navigarono verso la foce dell'Indigirka, e poi seguendo la costa, fino alla foce del fiume Kolyma, che risalirono e dove costruirono nel 1643 un forte.
La Kolyma si dimostrò subito essere una delle zone più ricche della Siberia orientale.
A partire dal 1642 circa i russi incominciarono a sentir parlare di un fiume Pogycha,
localizzato ad est e che sfociava nell'oceano Artico ed era ricco di pelli di martora, minerali d'argento e ossi preziosi (avorio di tricheco) e stecche di balena.

Un tentativo del 1646 di raggiungerlo fallì.
Nel 1647 Fedot Alekseevič Popov, un agente di un mercante di Mosca, organizzò una spedizione e condusse anche Dežnëv perché era un funzionario del governo molto conosciuto per la sua esperienza e il suo valore.

La spedizione arrivò al mare, ma fu fermata dallo spessore della banchisa.
Artico
L'anno successivo Dežnëv e Popov guidarono una nuova spedizione.
Il 20 giugno 1648 con 90-105 uomini a bordo di sette koč (l'imbarcazione tipica dei pomory adatta per navigare in acque con ghiaccio) partirono da Srednekolymsk e navigarono verso valle fino all'Artico. L'anno successivo si seppe da alcuni prigionieri che due koč erano stati distrutti e i superstiti assassinati dai nativi. Altri due koč si persero in maniera ignota. Il koč di Ankudinov dopo aver doppiato un grande promontorio di roccia fu distrutto e i superstiti furono trasbordati sui due koč che rimanevano. All'inizio di ottobre si alzò una tormenta e il koč di Popov scomparve.
Nel 1653-1654, Dežnëv catturò dai coriachi la donna jakuta che aveva accompagnato Popov dalla Kolyma. Ella disse che Popov era morto di scorbuto, che alcuni dei suoi compagni erano stati assassinati dai coriachi e che il resto era fuggito su piccole imbarcazioni verso destinazioni sconosciute. Il koč di Dežnëv fu spinto dalla tormenta e fu infine distrutto in qualche luogo a sud della foce dell'Anadyr'.

Foce dell'Anadyr
Anadyr
I restanti 25 uomini vagarono per una regione sconosciuta per dieci settimane fino a che arrivarono alla foce dell'Anadyr'. Dodici uomini risalirono l'Anadyr' e dopo aver camminato per venti giorni senza incontrare niente, intrapresero il ritorno.
Solo tre uomini, i più forti, tornarono con Dežnëv e degli altri non si seppe più nulla.

Nella primavera o all'inizio dell'estate 1649, i dodici uomini restanti costruirono imbarcazioni con il legname alla deriva e risalirono l'Anadyr'.

All'incirca a 320 chilometri più a monte, costruirono una «zimov'je» (quartieri di inverno) nel luogo conosciuto come Ostrog Anadyrsk, in qualche luogo vicino ad Anadyrsk e sottomisero i locali anaul al pagamento di un tributo.
Nel 1650 Staduchin e Semën Motora risalirono il fiume Anjuj, un affluente del fiume Kolyma, e appresero che si poteva viaggiare dalla sua sorgente fino alla foce del Pogycha-Anadyr'.

Seguirono questo cammino e si imbatterono nell'accampamento di Dežnëv.
La via di tierra era chiaramente più lunga della rotta marittima che aveva percorso Dežnëv, per cui non fu più utilizzata.
Anadyrsk
All'inizio degli anni 1670, il principe Borjatinskij (governatore di Jakutsk) affidò a Dežnëv una missione a Mosca.

Dežnëv doveva scortare il «Tesoro della sciabola» (47.164 rubli, quando la paga di un soldato era di circa 5 rubli all'anno) e documenti ufficiali.

Gli occorsero un anno e cinque mesi per realizzare questo viaggio con successo. Aveva già più di sessant'anni (un'età avanzata per l'epoca) e le vecchie ferite ricevute durante il servizio alle frontiere della Russia e il lavoro duro minarono la sua salute.
Dopo una grave infermità, Dežnëv morì a Mosca verso la fine del 1672.

Mosca
Dežnëv era analfabeta o semi-analfabeta e probabilmente non comprese l'importanza della sua impresa. Certamente non sapeva di aver dimostrato che non esisteva un ponte terrestre a nord o a sud che collegasse la Russia al Canada. Mai disse di aver scoperto l'estremo orientale dell'Asia, ma semplicemente che aveva doppiato un grande capo roccioso nella sua rotta verso l'Anadyr'. Dežnëv scrisse rapporti per Jakutsk e Mosca, ma furono ignorati, probabilmente perché la sua rotta marittima non era pratica.
Nei sucessivi 75 anni circolarono  versioni confuse della storia di Dežnëv.
Le prime mappe della Siberia erano molte distorte, e mostravano una comunicazione fra l'Artico e il Pacifico.
Poche di esse avevano preso in considerazione gli indizi di Dežnëv.

Ice Cape
Ice Cape
Bering aveva sentito una storia su alcuni russi che erano salpati del Lena e arrivati alla penisola di Kamčatka.
Vitus Bering nel 1728 entrò nello stretto di Bering e,
per averne dato notizia in Europa, ebbe il merito della scoperta.
Nel 1736 lo storico ed tedesco Gerhard Friedrich Müller trovò i rapporti di Dežnëv negli archivi di Jakutsk e cominciò a parlarne in Europa.
Nel 1758 pubblicò "Nachricten von Seereisen" che rese nota la storia di Dežnëv. Nel 1890 Oglobin trovò altri documenti negli archivi.
Nel 1898, dopo una petizione della Società Geografica Russa, il capo più orientale dell'Asia ricevette ufficialmente il nome di capo Dežnëv.
Capo Denzev
Capo Denzev (2)
Puoi anche vedere il riepilogo della
Artide
 
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