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Magellano, la morte

I grandi navigatori > Magellano, 1519 > Le tappe del viaggio
verso le Molucche
E’ ora di ripartire ! le navi ora sono ben governate ed il 28 marzo raggiungono una nuova isola.
Memore dell’esperienza delle “Isole dei ladroni” Magellano accosta con prudenza e fa gettare le ancore a debita distanza dalla costa.
Una piroga si avvicina, ma, intimoriti dalla dimensione delle navi,
gli occupanti, si tengono a distanza di sicurezza,
finche con un espediente Fernando li convince ad avvicinarsi.
Cala in mare una scialuppa carica delle solite cianfrusaglie che spingono gli indigeni a portarsi sottobordo mentre parlottano tra di loro.

isloa e mare
Enrique, lo schiavo di Fernando, si sporge incuriosito e …. meraviglia:
Enrique , lo schiavo malese di Fernando, capisce la loro lingua.
E’ una festa ! Enrique, il malese, è il primo uomo ad aver compiuto l’intero giro del mondo:
da schiavo viene immediatamente promosso “interprete”.
Il sultano di Massawa viene invitato a bordo e Magellano, aiutato da Enrique fraternizza con il nuovo arrivato senza tuttavia dimenticare di dimostrare la sua forza mostrando uno dei suoi marinai vestito con la classica armatura spagnola resistere ai colpi di spada e di pugnale che gli vengono inferti. Enrique rincara la dose:  a bordo ci sono 200 di questi invincibili soldati.

indigeni di Massawa
Per una settimana gli uomini fraternizzano con gli indigeni, ma Fernando non trova sull’isola quelle spezie che vorrebbe imbarcare e che lo renderebbero ricco. Al sultano Magellano ha spiegato ciò che sta cercando.

Il sultano si offre di accompagnarlo all'isola di Cebu, ricca delle spezie,

purchè lo attenda per 2 giorni perché deve supervedere alla raccolta del riso. Magellano non solo lo attende, ma invia anche alcuni uomini ad aiutarlo nei campi.
E’ il 7 aprile quando la flotta entra nel porto di Cebu annunciandosi con una scarica di bombarde che spaventano la popolazione locale.

filippine
Il primo incontro con il sovrano dell’isola non è dei più facili.
Il sultano dell’isola Humabon vuole che le navi di Magellano versino una tassa per poter entrare in porto e Magellano, che rappresenta il sovrano più potente del mondo, non può sottostare a questo ricatto.
Inizia un braccio di ferro che vede il trionfo di Magellano.
Gli Arabi, che conoscono la storia dei portoghesi e degli spagnoli, mettono in guardia il sultano sulla potenza di queste nazioni. Dopo due giorni di trattative viene firmato un trattato di pace che riconosce la superiore forza e cultura degli uomini venuti dal mare.

Magellano si fa portatore anche dei principi cattolici ed in breve, oltre a convertire il Sultano ed il suo entourage, fa battezzare nel giro di pochi giorni più di duemila indigeni. Il sultano viene ribattezzato con il nome del re di Spagna, Carlo, il principe ereditario con il nome di Fernando e tutti i parenti di Humabon con i nomi dei  personaggi più in vista della corte spagnola.
I principi cattolici sono tuttavia elusi dalla maggior parte degli uomini al seguito di Fernando.

L'equipaggio trova calda accoglienza tra le braccia delle graziose malesi e nel giro di pochi giorni la dissolutezza si impadronisce dell’intero equipaggio.
Fernando finge di non vedere, ma diventa inflessibile con il cognato Duarte che, come molti altri, ha trovato ospitalità nella capanna di una bella danzatrice malese.

Fernando convoca il cognato e lo destituisce dal comando della Victoria:
“ Cristovao Rebelo, sarà il tuo sostituto!”.

indigena

Magellano è diventato grande amico di Humabon, il sultano dell’isola, e per lui ripete la dimostrazione dell’efficacia delle corazze dei suoi soldati.
Il sultano si atteggia ormai a suddito della potenza spagnola e Fernando è interessato a consolidarne il potere : quando qualche isola vicina ne contesta la sovranità e si rifiuta di versare i tributi dovuti Magellano organizza spedizioni punitive e impone la sovranità di Humabon.

Il sultano di Cipapulapa, l’attuale Mactan,
è uno dei capi di un isola vicina che contesta la sovranità di Humabon.

Magellano organizza una spedizione di sessanta uomini
a cui si accoda il sultano con una grande quantità di guerrieri che tuttavia si è deciso non partecipino all’inevitabile scontro.

Cebu_island_it
All’alba del 27 aprile ha luogo lo sbarco.
I fondali sono  molto bassi e costringono le navi ad ancorarsi al largo dell’insenatura. Sono così bassi che anche le scialuppe ad un certo punto devono arrestarsi e Magellano, lasciata una decina di uomini a guardia delle scialuppe, è costretto a percorrere con i suoi soldati quasi un chilometro a guado nell’acqua.

Sulla riva compaiono inaspettatamente oltre 1500 indigeni armati di lance e di archi.

Magellano non si impressiona, ricorda i ben più impegnativi combattimenti a cui ha partecipato a Goa, Malacca ed in Marocco dove ha subito la ferita che lo ha reso zoppo.



soldati spagnoli
Magellano ed i suoi uomini devono dar prova di determinazione per intimorire gli indigeni : avanzano e danno fuoco alle prime capanne che incontrano, ma gli indigeni reagiscono uccidendo due degli incendiari.

”Un colpo di bombarda e tutta questa maramaglia si darà alla fuga !”
pensa Magellano.

Si volta verso le barche per comandare di aprire il fuoco,

ma aimè le barche, per i bassifondi, sono troppo lontane
e gli indigeni sono fuori della portata delle loro bombarde.
caravelle sparano
Di fronte alla crescente aggressività di quella moltitudine inferocita Magellano ordina la ritirata che si svolge dapprima in modo ordinato, poi in modo sempre più precipitoso.
Gli indigeni hanno capito che
    • non serve lanciare frecce contro le corazze,
    • ma che bisogna mirare
        • al volto,
        • alle braccia,
        • alle gambe,
        • alle parti non coperte dall’armatura.

Hanno individuato in Magellano il comandante della spedizione e su di lui si accaniscono.
Magellano, è ferito ad una gamba
ed aiutato da non più di dieci uomini tra cui Pigafetta e Erique tenta di guadagnare l’arenile;

ma è sfortunato:
un altro colpo immobilizza il braccio che impugnava la spada.

Il combattimento dura ormai da più di un’ora.

ritirata
morte di Magellano
Ormai incapace di difendersi e protetto da pochi fedelissimi cerca di trascinarsi verso la riva. Gli ultimi suoi strenui difensori tentano invano di rompere l’accerchiamento in cui è caduto.

Il destino di Magellano è ormai segnato:
un nuovo colpo lo abbatte, Magellano muore.

I suoi fedelissimi tentano almeno di recuperarne il corpo, ma la pressione degli assalitori è troppo forte e sono costretti ad una fuga precipitosa mentre gli indigeni si accaniscono sul corpo del comandante.
Altri uomini perdono la vita nella tragica ritirata; tra di essi Cristovao Rebelo, nominato di recente comandante della Victoria, ma che non ha potuto nemmeno godere del piacere di salpare alla guida della nave affidatagli.


Il viaggio di Magellano è finito.

L’ammiraglio sopravissuto a tanti pericoli, vittorioso in tante impegnative battaglie, che ha corso il rischio di scomparire in tanti mancati naufragi.

muore per una stupida questione di principio:
per voler dimostrare a degli indigeni la superiorità della potenza spagnola.

Cui prodest ? Non certo alla Spagna che ha perso in quella zuffa d’altri tempi uno dei suoi più valorosi e gloriosi comandanti.

Malgrado il tentativo di mediazione di Huambon
non è nemmeno possibile recuperare il suo corpo per seppellirlo.

il Sultano di Cipapulapa ne conserva le spoglie come fosse un trofeo.

Magellano
vita dissoluta
Gli uomini sopravissuti rientrano a Cebu e non più guidati dall’autorità di Magellano si danno ad una vita dissoluta:
      • ubriacandosi,
      • rubando e
      • violentando le giovani dell’isola.
I rapporti tra marinai ed indigeni si deteriorano e, pressato dalle proteste del suo popolo,
è lo stesso Humabon sollecita la partenza degli spagnoli.
Chi guiderà la flotta ?
Ora sono gli equipaggi a scegliere.

Enrique
    • Duarte Barbosa, cognato di Magellano, assume il comando generale della Trinidad,

    • Alfonso de Goes, un portoghese, viene messo al comando della Victoria,

    • Joao Serrano conserva il comando della Conception e condivide con Duarte Barbosa il titolo di comandante generale.

Il fedele schiavo di Magellano ferito nello scontro fatale,  si rifugia di nuovo sulla Trinindad.

Enrique chiede a Duarte il rispetto delle volontà testamentarie del padrone,
ossia la libertà, ma Duarte gliela nega con arroganza.


banchetto
Enrique non accetta la decisione di Duarte, per lui vale la parola di Magellano. Si sente uomo libero, malese, e quindi più vicino allo spirito degli indigeni che non a quello degli spagnoli.

A questo punto Humabon è furioso per i danni e i soprusi fatti alla propria gente
dai marinai privi ormai di ogni freno morale e medita la vendetta; Enrique lo aiuta.

Trasmette ai comandanti l’invito del Sultano ad un grande banchetto d’addio promettendo in regalo favolosi gioielli e pietre preziose.
Serrano è diffidente, fiuta un trabocchetto, ma trascinato dall’arroganza e dall’ingordigia dei suoi parigrado si lascia convincere e scendere a terra con gli altri comandanti ed una trentina di uomini.
Antonio Pigafetta che nella precedente battaglia ha riportato una grave ferita al volto resta a bordo.

attacco dei malesi
Aveva ragione Serrano !
La cena d’addio è solo un pretesto per far scendere a terra gli spagnoli. Gli uomini cadono nell’imboscata preparata da Humabon.
Circondati da un nugolo di indigeni armati vengono assassinati uno ad uno:
    • muoiono l’astronomo San Martin,
    • il capitano di fresca nomina De Goes,
    • Duarte Barbosa,il cognato di Magellano,
    • il cappellano al seguito della spedizione
    • e molti altri ancora.
Solo Serrano, aiutato da due malesi, pur ricoperto di sangue, riesce a raggiungere la riva chiedendo aiuto.

Ma i marinai rimasti a bordo delle navi, terrorizzati dalle urla dei loro compagni, hanno già issato le vele per prendere il largo.
Carvhalo, il secondo di Serrano, lo fissa senza alcuna pietà e girando lo sguardo al mare ordina la partenza.
Le grida di aiuto di Serrano, abbandonato al suo crudele destino, si trasformano in

una feroce maledizione che il moribondo lancia verso di loro.

Di Magellano
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