Pitea, Geci, IIIsec. a.c. - grandinavigatori

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Pitea, Geci, IIIsec. a.c.

I grandi navigatori
Pitea, nel terzo secolo a.c., si avventura verso il nord alla ricerca delle misteriose miniere di rame esportato dai Celti e navigando sempre più verso Nord arriva al Circolo Polare Artico.

Pitea al circolo polare artico
Ecco la storia del suo viaggio !
Pitea
Pitea
Anche se i Greci non si lanciarono alla scoperta di nuovi mondi, un greco è passato alla storia per le sue imprese : Pitea
Per parlare di Pitea dobbiamo occuparci di ciò che avvenne a Marsiglia, città greca, nel III secolo a.c.
In quegli anni Marsiglia era una delle più importanti città mediterranee per il commercio che alimentava.

Simos, Protis e Gyptis
Protis, Simos e Gyptis


La spedizione che fondò Marsiglia sbarcò con 2 pentecontere, nave con 50 rematori, nel VI secolo a.c.
I capi della flotta, due greci: Simos e Protis andarono a trovare il re dei Segobrigi, sul territorio del quale desideravano fondare una città.
Quel giorno il re stava preparando le nozze della figlia Gyptis: fece entrare la ragazza e le disse di offrire l'acqua a quello che sceglieva per marito. Lasciando da parte tutti gli altri, essa si volse allora verso i greci e porse l'acqua a Protis il quale, da ospite, divenne genero e ricevette dal suocero un'area per fondarvi una città.

Foce del Rodano
Foce del Rodano

Alla foce del Rodano, Massilia era in una posizione ideale come centro di commercio tra il mondo Mediterraneo e quei remoti luoghi conosciuti con il nome di Europa cioè “terra del sole al tramonto”.
Il rame e l’argento venivano dalla Spagna e dal Portogallo, lo stagno dalla Bretagna e dalla Cornovaglia, l’ambra dalla Danimarca.
I mercati di Massilia rigurgitavano di queste merci fatte affluire dalle regioni settentrionali da mercanti Celti, ma ne ignoravano la provenienza; era per gli abitanti di Massilia un mistero da dove provenissero questi uomini taciturni e scuri che parlavano di un isola ricca di stagno e di rame; ne dedussero che quest’isola dovesse trovarsi al di là delle colonne d’Ercole.
Massilia cresceva e prosperava, la domanda di metalli celtici cominciò a superare i rifornimenti e i marsigliesi cominciarono a pensare ad una via marittima per l'Europa settentrionale, ricordando racconti di mercanti che avevano costeggiato la costa fino a Lisbona, prima del blocco cartaginese, avvenuto dopo il passaggio di Annone (i Fenici volevano mantenere segrete le loro scoperte).

L'occasione per Massilia si presentò probabilmente intorno al 240 a.c. quando Roma distrusse la potenza navale di Cartagine a Milazzo (al termine della 1° guerra punica); Pitea passò senza difficoltà con la sua nave attraverso le colonne d'Ercole, esplorò l'Atlantico settentrionale e fece ritorno in patria, dove scrisse un resoconto del suo viaggio intitolato semplicemente “l'oceano “.
Sfortunatamente, non ci è rimasta neppure una copia del libro l'oceano, ma gli storici moderni hanno messo insieme in un collage alcuni vivaci frammenti originali collegandoli ad altri brani redatti da altre fonti storiche.

Le Colonne de'Ercole
colonne d'Ercole
Pentecontera
Circumnavigazione della Spagna


Nella tarda primavera di un anno intorno al 240 a.c., Pitea partì da Massilia con una nave di 75-100 tonnellate.
Pitea era al tempo stesso un provetto marinaio e un mercante intraprendente; era anche astronomo e geografo; aveva con sé circa 25 marinai e, forse, un pilota cartaginese convinto a imbarcarsi con la promessa di una forte ricompensa.
Dopo una breve visita alla colonia greca di Emporion (l'attuale Ampurias, in Spagna), Pitea riprese il mare,bordeggiando vicino alla costa  rocciosa, sempre all’erta per avvistare eventuali navi da guerra cartaginesi.

Pitea attraversò silenziosamente lo stretto di Gibilterra e si diresse quindi verso nord-ovest e ben presto raggiunse Cadice; 5 giorni più tardi doppiò il capo de Sain Vicent in Portogallo e iniziò il viaggio verso nord, tenendosi più o meno in vista della terraferma. Dopo 650 km da Massilia, la costa girò di nuovo verso nord.
Pitea scopri che l'Iberia è una penisola unita all'Europa dalla catena montagnosa dei Pirenei. Dirigendosi sempre a nord raggiunse la costa francese a Saint Nazaire, un porto celtico alla foce della Loira, poté rifornirsi di acqua e di vettovaglie, senza alcuna difficoltà di linguaggio, perché si parlava in celtico che era parlato da secoli nel mercato di Massilia e Pitea probabilmente lo conosceva.

La sporgenza della Bretagna lo costrinse a dirigersi verso ovest; egli doppiò un imponente promontorio che denominò Capo Kabaion (Pointe du Raz); più avanti si stendeva la desolata isola di Ouessant al largo dell'estremo lembo occidentale della Francia; u‘n isola minacciosa perché a poca distanza si estendevano sul mare le isole Shilly, causa di tanti disastrosi naufragi.
Isola di Ouessant
Ouessant
Britannia
Cornovaglia


Mentre il continente europeo scompariva alle sue spalle, Pitea notò con stupore che in quelle latitudini settentrionali la luce del giorno durava 16 ore. 
Alcuni giorni dopo aver lasciato la Bretagna, videro all'orizzonte una linea verde scura: avevano scoperto l'isola di Britannia, una terra selvaggia coperta di foreste e di paludi. 
All’inizio non apparvero segni di presenza umana, poi, sulla cima delle colline, scorsero alcuni villaggi da cui uscirono uomini e donne dai capelli scuri che si diressero verso la spiaggia. 
Quando rivolse loro la parola, Pitea fu felice di sentire il suono familiare del celtico; gli indigeni gli dissero che la regione in cui si trovava era il Kent e che le zone ricche di stagno si trovavano a sud-ovest.

Pitea continuò in quella direzione e raggiunse il promontorio roccioso di Bolerium (in Cornovaglia). Le colline di questa zona erano segnate dagli scavi di centinaia di miniere: una vista assolutamente nuova per Pitea. Scese a terra e fu accolto cordialmente dai minatori.
Mentre osservava i minatori che accatastavano i lingotti da caricare sulle navi celtiche provenienti dalla Gallia, Pitea si rese conto che questo era il luogo di provenienza dello stagno che da secoli perveniva fino a Massilia.
Sentiamo il commento di Pitea:
"essi [gli indigeni della Britannia] hanno un ingegnoso procedimento per estrarre lo stagno che è contenuto in strati di roccia con venature di terra; lungo queste venature scavano le gallerie ... dopo aver estratto e raffinato lo stagno, lo martellano in forma di bastoncini squadrati e lo trasportano in un'isola vicina chiamata Iktis: per effettuare questo trasporto attendono che, con la bassa marea l’acqua si ritiri e portano quindi sull'isola i carichi di stagno per mezzo di carri" .


Con molto coraggio, Pitea proseguì verso nord, con acque sempre più grigie e fredde: talvolta, la sua imbarcazione veniva investita da onde alte 20 m. 
Le isole Orcadi si profilarono a dritta, poi, dopo parecchi giorni, apparvero le isole Shetland. Dopo aver ancorato la nave presso Unst, la più settentrionale delle Shetland, Pitea eseguì i rilevamenti alle ore 19, e scopri che aveva superato i 60° Nord, una latitudine incredibile per quei tempi.
I pastori di Unst, accolsero i visitatori, inzuppati di acqua di mare, con offerte di cibo caldo e vendettero le loro vesti di pelle di pecora. 
Dissero a Pitea che esisteva un'altra isola, molto grande, a sei giorni di viaggio verso nord, al limite del mare gelato che segnava la fine del mondo; dissero che il nome dell'isola era Thule, "indicando il punto dove il sole si corica".

Isole Shetland
Pitea di Massilia proseguì verso nord. A tutt'oggi gli studiosi discutono ancora se Thule fosse l'Islanda, o una delle isole Faroer, o anche la Norvegia; probabilmente raggiunse le isole Faroer. Quello che è certo è che l'esploratore greco, dopo 6 giorni di navigazione verso nord, raggiunse questa terra e vi soggiornò.
Fu qui che realizzò la sua più grande e misteriosa scoperta.

Islanda


Osservo’ un fenomeno che riempì di sgomento i suoi marinai: il sole a mezzanotte.
L'aurora boreale o australe, a seconda dell'emisfero in cui si verifica, è un fenomeno ottico caratterizzato principalmente da bande luminose di colore rosso-verde-azzurro (detti archi aurorali). Sono dovute all’attivita’ delle macchie solari ovvero a forte attività solare: particelle cariche (protoni ed elettroni) di origine solare interagiscono con la ionosfera terrestre (atmosfera tra i 100-500 km), eccitando gli atomi dell'atmosfera che in seguito diseccitandosi emettono luce di varie lunghezze d'onda.
A causa della geometria del campo magnetico terrestre, le aurore sono visibili attorno ai poli magnetici della terra. Le aurore visibili ad occhio nudo sono prodotte dagli elettroni, mentre quelle di protoni possono essere osservate solo con l'ausilio di particolari strumenti, sia da terra che dallo spazio.

Aurora boreale
Prima di volgere la prua verso sud  per far ritorno in patria, l'instancabile esploratore si avventurò per altre 100 miglia verso nord, raggiungendo il circolo polare artico.

Racconta Pitea:
"regioni in cui non vi era una terra propriamente detta, né mare, né cielo, ma un insieme di tutti e tre, in cui terra e il resto erano in sospensione in una specie di miscuglio lattiginoso di tutti gli elementi, su cui non si poteva camminare né navigare".

ciroclo polare artico
Nel suo viaggio di ritorno, Pitea attraversò il mare del nord e scoprì l'isola dell' ambra al largo della Danimarca, materiale venduto in Europa.
Non si sa se Pitea fu creduto dai suoi concittadini, quando raccontò di aver percorso più di 7.000 miglia e quando descrisse la terra dove il sole brillava a mezzanotte, in una regione che i greci "sapevano" essere buia e inabitabile.
Nessun altro esploratore ha seguito le sue orme per parecchie centinaia d'anni, forse perché i cartaginesi ristabilirono il loro blocco o forse perché nessun altro si senti di affrontare i rischi del viaggio.

Oggi Pitea di Massilia e’ riconosciuto come uno dei più grandi esploratori: senza la guida di bussola o di mappe, riuscì ad allargare i confini del sapere umano fino al Circolo Polare Artico !



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