" Sulla scia del Surprise " _ il mio libro - grandinavigatori

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" Sulla scia del Surprise " _ il mio libro

I grandi navigatori > Un piccolo sognatore
Surprise e Duale
Duale sulla scia del Surprise - montaggio fotografico
Sulla scia del Surprise
di
Alberto Rudi


Dedicato a mio nipote A Roberto

La vita è una grande e meravigliosa avventura!
Per viverla non è necessario andar per mare, anche se mi auguro tu lo possa amare come io l’ho amato! Lo spirito dell’avventura è dentro ciascuno di noi:
è la curiosità del conoscere, la voglia di cambiamento,
la capacità di rimettersi sempre in gioco,
il saper accettare le sfide che la vita ci propone,
il desiderio di vivere sempre nuove esperienze.

Prefazione
Ricordo come fosse ora. Il Surprise lasciò gli ormeggi da Tenerife  nella  luce  del  tramonto. Non so perché  dopo tanta attesa partimmo proprio al tramonto, ma Ambrogio ed io ammiccavamo come due complici. Forse Ambrogio, più esperto di me, aveva scelto volutamente il tramonto perché come si dice “ai naviganti intenerisce il core”. Beh il mio cuore non aveva bisogno di intenerirsi, era già gonfio di emozione e viveva con grande passione l’intimità di quella partenza. Stava scendendo il buio, cominciava a far freddo ed io ero stanco per il lungo e faticoso viaggio  fatto per raggiungere Ambrogio  (tre giorni in giro per l’Europa a causa di uno sfortunato sciopero dei controllori di volo spagnoli), ma non riuscivo a staccare gli occhi dalla scia che il Surprise lasciava dietro di sé. Le luci di Tenerife andavano spegnendosi all’orizzonte  e io non vedevo l’ora che scomparissero del tutto per sentirmi veramente in Oceano. Osservavo il lavoro del timone a vento che vedevo per la prima volta ed il gioco a rimpiattino delle due pale quella eolica e quella in acqua. Si parlavano: quando la pala eolica si piegava da un lato per un cambio di vento, quella in acqua subito le rispondeva piegandosi nella direzione opposta. Ed il loro duetto era così rapido, ma allo stesso tempo armonico, che il Surprise continuava inconsapevole nella sua rotta. Scese la notte e noi non accendemmo neppure le luci di posizione; non avevamo sistemi per ricaricare le batterie se non l’uso del motore e non valeva la pena cercare di farsi vedere da chi, stante la nostra minuscola dimensione, non ci avrebbe comunque visto. La prima notte in Atlantico! Non la dimenticherò mai. Ero tutto indolenzito per la stanchezza, ma non volevo perdere neppure un attimo di quella notte magica. Ambrogio mi guardava stupito e si offerse di fare il primo turno di guardia (sotto costa era meglio stare allerta), ma io rifiutai. Non  avrei  dormito  comunque,  quella  notte  era  mia, doveva essere la “mia” notte. Sapevo che l’avrei ricordata per tutta la vita e volevo essere sicuro che si imprimesse bene nella mia memoria. Feci il primo turno, condivisi il successivo con Ambrogio, poi toccò di nuovo a me. Quando Ambrogio venne a darmi il cambio per la seconda volta ero ancora lì. La stanchezza stava per prendere il sopravvento, ma tenni duro: avevo assistito al tramonto del sole, volevo rivederlo sorgere. E venne l’alba, venne in punta di piedi, forse per non svegliare chi ancora dormiva. Soddisfatto, scesi in cabina e piombai in un sonno profondo.
1978 - Il mio Atlantico con Ambrogio
Novembre 2010 - E' una bellissima nottata.
A  bordo  del  “Duale”  abbiamo  lasciato  Gibilterra  alle nostre spalle ed abbiamo percorso circa 170 miglia, siamo alla fine del secondo giorno di navigazione per raggiungere Madeira.
Non è cambiato niente rispetto alla notte vissuta più di trent’anni fa.
E penso a te Ambrogio, a te che mi hai insegnato che la vita è avventura e che può esserlo anche senza inseguire straordinarie  imprese.  Non è  necessario  fare  il  giro  del mondo in solitario, basta affrontare il proprio percorso di vita con fantasia, con la voglia di sperimentare il cambiamento, di superare i propri limiti, di rimettersi costantemente in gioco.

Ricordi?
Eravamo nel pieno della nostra maturità. Ci sentivamo immortali,  capaci  di  conquistare  il  mondo,  felici  come “topi nel formaggio”. Già, per esprimere il piacere che ti trasmetteva il navigare sul Surprise usavi questa insolita espressione che io, giorno dopo giorno, imparai a condividere.
Fu una traversata indimenticabile. Allontanatici dalle coste delle Canarie smettemmo di fare i turni di guardia: troppo faticosi per un equipaggio così modesto. Ma imparammo a svegliarci a tempo: io uscivo ogni ora, dal pozzetto ruotavo lo sguardo attorno per 360 gradi e, tranquillizzato dal  nulla,  tornavo  a  dormire.  All’alba  facevamo  il  giro della barca per raccogliere i pesci volanti che durante la notte, urtando contro le vele, erano caduti in barca. All’inizio facevamo questa operazione di controllo per evitare che qualche pesce restasse in barca ammorbandoci poi  con  la  sua  puzza.  Poi  scoprimmo  che  in  pratica avevano lo stesso sapore delle sarde e così cominciammo a far colazione al mattino con il fritto di pesce. Divenne un rito. Ci faceva entrare ogni giorno di più nel ruolo di rozzi uomini di mare dimenticando di essere stati “cittadini” che facevano colazione con cappuccio e croissant.

Ricordo!
I tuoi tredici anni trascorsi in un letto completamente paralizzato. I tuoi silenzi, quando la tua mente fuggiva il presente e si rifugiava in un passato pieno di avventure.
La tua rassegnazione quando dicevi che la vita è come una partita doppia ed alla fine il dare e l’avere devono pareggiare: tu avevi avuto molto e quindi, nel tuo tramonto,  dovevi  dare  molto. Ricordo  la  tua  voglia  di tener duro, di non cedere ad un destino crudele, di combattere anche contro la sfortuna. Ricordo la pena che mi facevi quando con voce roca, rotta nel ritmo dalla frtuo stimolatore frenico, mi dettavi l’articolo che settimanalmente scrivevi e che il tuo caro amico Candido Cannavò pubblicava sulla Gazzetta dello Sport. Ricordo il tuo orgoglio che, anche se avevo intuito la frase che mi stavi dettando, mi impediva di interromperti. Ricordo quando ti dissi che avevo comprato una barca e tu deluso, mi dicesti “Ma come, non sei ancora andato in Atlantico?”
Non potevo deluderti. E così, sulla soglia dei settant’anni eccomi in Atlantico!
 
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