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Vitus Bering, 1733

I grandi navigatori
Bering map
La Russia, all'inizio del  XVIII secolo,  nell'intento di definire i limiti delle proprie coste bagnate dal Pacifico settentrionale, allestì  varie spedizioni.
La più importante, guidata dal navigatore danese Vitus Bering, attraversò la Siberia,
scoprì lo stretto che separa il Vecchio dal Nuovo Mondo,
raggiunse l'Alaska e nel viaggio di ritorno fu quasi annientata su un'isola desolata.
Vitus Bering
Vitus Bering nacque nel 1681 a Horsens in Danimarca da famiglia modesta e dignitosa.
Entrò in marina da giovane e nel corso di molte lunghe spedizioni acquistò fama di eccellente navigatore.

Nel 1703, di ritorno dalle Indie Orientali, si recò ad Amsterdam dove conobbe l'ammiraglio Cornelius Cruys, un norvegese che aveva avuto da Pietro il Grande il compito di costituire la Marina russa.

Bering accettò dall'ammiraglio l'incarico di sotto luogotenente nella flotta dello Zar.
La prima spedizione nel grande Nord di Vitus Bering
Costa ghiacciata
Pietro il Grande e la moglie Caterina I, che gli succedette, morirono tuttavia prima che Bering ritornasse dalla sua ricognizione nel Pacifico settentrionale. Arrivato a Pietroburgo, l'esploratore danese trovò il governo dello zar Pietro II assai poco interessato alla sua impresa.
Nella capitale russa, Bering dovette aspettare a lungo prima di essere chiamato al Ministero della Marina per il suo rapporto.

Le domande che gli furono poste lo lasciarono assolutamente senza parole:
  • come poteva essere certo che i due continenti fossero separati da un braccio di mare?
  • Perché non aveva proseguito la navigazione verso nord¬ovest, oltre il Capo Orientale ed effettuato maggiori ricognizioni per accertare l'eventuale esistenza di un istmo tra i due continenti?

Perché Bering non l'aveva trovato?
Kamchatka
Artico estremo
Artico estremo
L'imperatrice Anna
Anna imperatrice
Ma il peggio doveva ancora venire: alcuni autorevoli cartografi dell' Accademia Russa delle Scienze, un ente creato da Pietro il Grande per attirare in Russia studiosi dell'Europa occidentale, ritenevano che, al largo della Kamcatka esistesse un vasto territorio che essi chiamavano Gamaland. Poiché Bering non aveva confermato l'esistenza di quel territorio, essi cercarono di screditarlo. Le loro accuse non riuscirono però a demoralizzare il capitano danese, anzi rafforzarono il suo proposito di dimostrare la veridicità delle sue affermazioni.

Egli sottopose al governo una proposta di organizzare una seconda spedizione che avrebbe dovuto spingersi ancora più a nord della precedente.

Bering presentò il suo progetto in un momento favorevole: la Russia era ancora in fase di irrequietezza e di espansione. L'imperatrice Anna, che era ascesa al trono nel 1730 alla morte di Pietro II, aveva ripreso i programmi innovativi di Pietro il Grande.
Siberia
siberia
Il progetto di Bering era ambizioso: egli si proponeva una triplice spedizione per esplorare la costa del continente nord-americano e, se possibile, allacciare relazioni commerciali in quel settore, aprire una rotta commerciale fino al Giappone, e, scendendo il corso dei Fiumi Oh e Lena, raggiungere le regioni settentrionali della Russia ed esplorare le coste artiche della Siberia.
A mano a mano che il progetto passava attraverso le trafile burocratiche al Ministero della Marina, all' Accademia Russa delle Scienze e alla Corte, esso si estese a un punto tale da essere irriconoscibile:

la Grande Spedizione nel Nord doveva essere la spedizione scientifica più multiforme e più vasta mai tentata in tutto il mondo;
gli scienziati dovevano studiare e approfondire ogni aspetto della vita in Siberia: la geografia e il clima di tutto il territorio, con i suoi fiumi, foreste, montagne e coste, e anche le origini, le usanze e gli idiomi delle tribù nomadi della Siberia.

Siberia (2)
A Bering furono assegnati, come assistenti, due veterani della precedente spedizione: Martin Spanberg e Alexei Cirikov. A Cirikov e a Bering era destinato il comando delle navi che dovevano raggiungere l'America; mentre Spanberg, con tre altre navi, doveva esplorare il Pacifico verso il Giappone e ancora più a sud.

L'autorità di Bering, forse in quanto straniero, era fortemente limitata:
    • non solo era tenuto a sottoporre a votazione tutte le iniziative difficili e pericolose,
    • ma doveva ottenere l'approvazione di Cirikov per tutte le decisioni importanti.
Inoltre, Bering non aveva alcuna autorità sugli scienziati, ma doveva coordinare la loro opera e provvedere ai loro bisogni.
San Pietroburgo
La complessa spedizione per la Siberia lasciò Pietroburgo all'inizio del 1733.

il 18 marzo parti anche Bering, con un seguito che aveva raggiunto il numero di 600 persone e che, oltre alla moglie e alla figlia di Bering, comprendeva
      • maestri d'ascia e carpentieri,
      • fabbri e fonditori,
      • marinai e soldati,
      • sacerdoti,
      • cartografi e agronomi.
Spanberg era partito in precedenza per Ochotsk dove aveva il compito di far costruire le navi per il viaggio in Giappone;
Cirikov sarebbe partito in seguito con il resto dei rifornimenti e con la maggior parte degli scienziati.
Tobolsk
Tobolsk
Bering, con i suoi uomini, compì il lungo e lento viaggio sui battelli fluviali a fondo piatto che erano il principale mezzo di trasporto attraverso la Siberia e, per attendere i rifornimenti

si fermò a Tobolsk , la capitale della provincia più occidentale della Siberia.

Durante l'anno che trascorse a Tobolsk, Bering fece costruire una grossa goletta a due alberi; questo veliero parti il 14 maggio 1734 con una spedizione incaricata di esplorare il corso del Fiume Ob fino alla costa artica.
Cinque giorni dopo, Bering si rimise in viaggio per la capitale di un'altra provincia siberiana, Jakutsk, sul Fiume Lena, a due terzi del percorso verso la Kamcatka.


Jakutsk
Jakutsk era stata scelta come quartier generale per il resto della spedizione.

Quando gli esploratori, in ottobre, raggiunsero finalmente Jakutsk, trovarono che era solo un piccolo tetro villaggio subartico, il più gelido della Siberia, e che i preparativi previsti per ricevere la spedizione non erano stati fatti; inoltre, i funzionari locali erano totalmente impreparati a sistemare l'improvvisa valanga di persone e a trattare tutti gli insoliti problemi che si presentavano.
Bering prese in mano la situazione, dirigendo la costruzione:
      • di baracche e di magazzini,
      • di una fonderia di ferro
      • e di un cantiere navale; in esso furono poi costruite quattro scialuppe per il viaggio verso est e due battelli fluviali, che furono inviati a scendere il corso del Lena in una spedizione supplementare alla costa artica.

Alla fine del primo inverno, Jakutsk si era trasformata in un alveare di attività.

yakutsk
Nella primavera del 1735 Cirikov arrivò con tonnellate e tonnellate di rifornimenti che dovettero essere controllati, inventariati, e sistemati nei magazzini oppure inoltrati alla costa.
In ottobre arrivarono a Jakutsk tutti gli scienziati e il numero dei partecipanti alla spedizione raggiunse le 2.000 unità. Anche l'equipaggiamento degli scienziati era imponente:
    • 9 carri colmi di strumenti, tra cui telescopi lunghi 5 m,
    • 27 grossi barometri, tavoli da disegno e scaffali.
Con gli scienziati arrivarono anche i loro assistenti, segretari, disegnatori e guardie del corpo.

Trascorsero quattro anni e Bering era ancora a Jakutsk,
e compiva sforzi sovrumani per far fronte alle enormi responsabilità che gli erano state imposte. Nel frattempo, i suoi nemici - ufficiali di marina dissenzienti, funzionari di governo scontenti e scienziati ostinati - usavano l'organizzazione postale da lui fondata per inviare alla capitale accuse contro di lui.

rubli
A Pietroburgo, nel 1738 quando si scoprì che
le spese della spedizione avevano superato l'incredibile cifra di 300.000 rubli,

il gabinetto imperiale richiese che venisse posta immediatamente fine a quel disastroso salasso delle finanze dello stato.

Il futuro della spedizione fu in pericolo,
ma era già stato speso troppo denaro senza aver ottenuto alcun risultato, e il governo non si poté tirare indietro. Il Ministero della Marina, con un gesto di futile esasperazione, mise Bering a mezza paga ma gli consenti di proseguire la sua impresa.
San Pietro
St Peter
Bering intanto aveva spostato il suo quartier generale a Ochotsk, sulla costa siberiana del Pacifico, con la scusa di procedere alla costruzione delle due navi per la propria spedizione e per vedere a che punto erano i preparativi di Spanberg, ma soprattutto per sottrarsi al ritmo insostenibile e alle difficoltà costanti cui era sottoposto a Jakutsk.

Spanberg aveva terminato l'allestimento delle proprie navi e durante l'estate del 1738, Bering lo inviò a esplorare la rotta per il Giappone.

Iniziò, quindi, il lavoro per la costruzione delle proprie navi che furono ultimate due anni più tardi.

Nel giugno 1740, più di sette anni dopo aver lasciato Pietroburgo,
Bering vide finalmente scendere in acqua i suoi due velieri di 27 m,
la S. Pietro e la S. Paolo.
Ochotsk

Il progetto di Bering, approvato dal Ministero della Marina, prevedeva una spedizione marittima della durata di due anni: con svernamento nell' America Settentrionale.

Durante l'inverno, a Ochotsk, l'esploratore fece meticolosi preparativi, tra cui la confezione di gallette per l'intero viaggio.

Tutti i rifornimenti, infine, furono pronti, in attesa di essere trasportati
da Ochotsk alla Baia di Avacha, sulla costa orientale della Penisola della Kamcatka,
sede dell'ultimo quartier generale e porto di partenza della spedizione.

Durante il trasferimento, una nave di rifornimenti si incagliò su un banco di sabbia e tutto il carico di gallette si bagnò e divenne inutilizzabile
le due navi
La perdita delle gallette e i lunghi ritardi con cui giunsero gli altri indispensabili rifornimenti trasportati via terra attraverso la Penisola della Kamcatka, obbligarono Bering a cambiare i suoi piani.
La spedizione trascorse l'inverno a Petropavlovsk, il villaggio sulla Baia Avacha costruito espressamente per la spedizione. Il ghiaccio nella baia non si ruppe che a primavera avanzata.  
Le due navi poterono salpare solo il 14 giugno 1741.
    • Il comandante in capo, Bering, era imbarcato sulla S. Pietro, la nave ammiraglia, con lo svedese Sven Waxell come ufficiale in seconda, e un equipaggio di 77 uomini;
    • il capitano Cirikov comandava là S. Paolo, con un equipaggio di 76 marinai.
Le due navi dovevano navigare di conserva, tenendosi in contatto con le bandiere di segnalazione e con colpi di cannone, oppure, quando erano vicine, con ordini gridati per mezzo di un megafono.

parallelo 46
I due velieri navigarono per otto giorni con tempo buono, seguendo una rotta per est-sud-est alla ricerca della Gamaland; quando raggiunsero il 46° parallelo senza aver avvistato alcuna terra, i due comandanti conferirono attraverso il megafono e, avendo raggiunto la latitudine più meridionale indicata dagli ordini, decisero di cambiare la rotta e navigare per est-nord-est verso l'America Settentrionale:

in un' estate già troppo breve, avevano perso 8 giorni nel tentativo di trovare una terra che esisteva solo nell'immaginazione dei membri dell' Accademia.

Il 20 giugno il tempo cambiò improvvisamente, scese la nebbia e le due navi si persero di vista. Bering sprecò parecchi giorni a incrociare alla ricerca della S. Paolo, senza tuttavia riuscire a trovarla. Si venne a sapere in seguito che Cirikov proseguì la navigazione fino alla costa dell' Alaska, ed ebbe una serie di incidenti in cui perse parecchi uomini e tutte le lance.

La S. Paolo riuscì infine a ritornare nella Baia Avacha, ma Bering non lo seppe mai
monte Sant Elias
Intanto la S. Pietro proseguì da sola la navigazione sulla rotta est-nord-est attraverso nebbie e foschie; le provviste di acqua erano ormai scarse e

la principale preoccupazione del comandante era ora di avvistare una terra
dove poter fermarsi e riempire i fusti. A mezzogiorno del 16 luglio le nubi si alzarono e i marinai sul ponte urlarono di gioia vedendo in lontananza

il Monte St. Elias dell' Alaska, alto 5.500 m, ammantato di neve, che brillava al sole.
Un ufficiale scese sotto coperta per svegliare Bering, che, dopo la partenza dalla Baia Avacha, aveva trascorso la maggior parte del tempo nella sua cuccetta, estenuato da anni di lavoro indefesso e di responsabilità terribili. Egli soffriva anche di scorbuto ed era più grave di quanto si potesse immaginare. L'equipaggio vide Bering salire faticosamente dalla sua cabina per osservare la vista della montagna.
Kayak island

Trovato un luogo adatto per sbarcare, la S. Pietro gettò l'ancora al largo di un tratto di spiaggia (di quella che oggi è nota come l'Isola Kayak), e il comandante ordinò di inviare una lancia alla ricerca di

un ancoraggio migliore nello stretto tra l'Isola Kayak e la terraferma.

Steller rimase a osservare, tremando di eccitazione: il suo grande momento era prossimo. Quasi a portata di mano si stendeva un mondo nuovo, pronto a svelare i tesori della natura: piante, animali, forme di vita acquatica nuovi ed esotici, e forse anche esseri umani; egli sarebbe stato il primo scienziato a osservarli, e a riportare in patria esemplari, e quelle scoperte l'avrebbero reso famoso.
ghiacci
Steller chiese a Bering il permesso di unirsi al gruppo di marinai che partiva in avanscoperta e rimase amaramente deluso quando il comandante gli rifiutò il permesso spiegando che non poteva acconsentire che egli rischiasse la vita su un lido ignoto.

La delusione di Steller proruppe in un impeto di ira violenta:
con un inconcepibile atto di insubordinazione umiliò il comandante davanti a tutto l'equipaggio, minacciando di denunciarlo per violazione degli ordini.

Bering ascoltò in silenzio, con il viso privo di espressione, quindi, con un sorriso indulgente, diede a Steller il permesso di aggregarsi ai marinai che stavano per scendere a terra per il rifornimento d'acqua.
stormi di anatre
branchi di anatre
Steller sfruttò al massimo ogni istante delle poche ore di sosta a terra, raccogliendo campioni di piante, di uccelli e di vita animale.

Fu in particolare sorpreso di trovare a quelle latitudini grossi branchi di anatre.

Quindi, vedendo in distanza una colonna di fumo che poteva indicare la presenza di indigeni, inviò a Bering un messaggio urgente:

Steller chiedeva non solo di poter rimanere a terra più a lungo,
ma di avere a disposizione una scialuppa per portare sulla nave i campioni raccolti. L'indulgenza di Bering aveva però raggiunto i limiti ed egli inviò a Steller un ultimatum

"Tornate a bordo o rimanete a terra".
Steller, profondamente deluso, rientrò a bordo e la S. Pietro levò l'ancora; mentre si allontanavano dall'isola, Bering ricordò agli ufficiali che rimanevano loro solo tre settimane di tempo per esplorare la costa dell' America e tracciarne la mappa .
scorbuto
All'inizio di agosto, 26 uomini dell'equipaggio marcarono visita.
Il medico di bordo diagnosticò lo scorbuto, l'inevitabile flagello dei marinai.

Si ammalò anche Bering, che fin dal mese di luglio aveva manifestato i primi sintomi della ma-lattia. L'ufficiale in seconda Sven Waxell dovette assumere quasi completamente il comando e indisse una riunione degli ufficiali.

Fu deciso di non perdere altro tempo, ma di iniziare il viaggio di ritorno.
Prima di partire bisognava, però, scendere nuovamente a terra per fare provvista d'acqua. La S. Pietro trovò finalmente un ancoraggio riparato presso la brulla e squallida Isola Nagai, a sud della Penisola dell' Alaska.
Nagai island
Una scialuppa con Steller, Waxell e alcuni membri dell'equipaggio si diresse verso la spiaggia, ma nella fretta e non dando ascolto ai reiterati ammonimenti di Steller,

i marinai riempirono i fusti a una
sorgente di acqua leggermente salata.
Quel gesto fu in seguito rimpianto amaramente perché l'acqua salata disidratò i malati di scorbuto, rendendoli ancora più deboli.

A Nagai si verificò il primo decesso:
un marinaio di nome Shumagin mori mentre veniva trasportato a terra. I suoi compagni lo seppellirono e diedero all'isola il suo nome.

Aleuti
aleutini
I cinque giorni trascorsi alla fonda nei pressi dell'isola, in attesa del ritorno di un distaccamento inviato in avanscoperta, furono una sosta gradita per gli esploratori esausti. Per poter curare i malati, Steller si prodigò a raccogliere erbe adatte a combattere lo scorbuto, ma quasi tutti i marinai, stanchi delle sue esplosioni di rabbia, si rifiutarono di seguire la sua cura. Steller raccolse allora le erbe per Bering, per sé, per il suo servo e per il suo disegnatore, riuscendo, momentaneamente a frenare il decorso della malattia; seguendo le cure del medico, il comandante fu in grado di alzarsi e di fare qualche passo.
Steller si trovava a suo agio e studiava e registrava alacremente tutta la grande varietà di forme di vita marina. La sua gioia raggiunse il culmine quando, un giorno, vide alcuni indigeni (erano degli Aleuti) che si avvicinavano alla S. Pietro nei loro caiacchi.

I marinai e gli Aleuti non sapevano come spiegarsi tra di loro.
I marinai regalarono agli indigeni alcuni oggettini, poi offrirono loro acquavite e tabacco che gli Aleuti respinsero sdegnosamente, facendo però capire ai Russi di scendere a terra per prendere cibo e acqua. Durante lo sbarco, durato un quarto d'ora, Steller prese freneticamente i primi appunti di carattere antropologico su quella popolazione.

fuochi di Sant Elmo
Verso la fine di settembre, si scatenò una terribile tempesta: la nave fu sballottata come un fuscello, mentre onde gigantesche si rovesciavano sul ponte, inzuppando gli uomini di gelida acqua salmastra. La tempesta infuriò per giorni e giorni, talvolta con manifestazioni di
fuoco di S. Elmo intorno agli alberi, tra il crescente terrore dell'equipaggio.

Per tutto il mese di ottobre la nave fu sballottata secondo il capriccio dei venti, talvolta verso sud, talvolta verso ovest. Era impossibile mantenere una rotta e conoscere la posizione della nave. Il 5 novembre l'equipaggio avvistò una catena di colline che fece loro credere di essere arrivati nei pressi della Baia Avacha, ma quando il sole venne fuori e fu possibile determinare la posizione, il giubilo si tramutò in disperazione perché la nave si trovava due gradi a nord della propria destinazione.
isola di Bering
Il giorno successivo, Waxell e altri ufficiali si resero conto che le manovre della nave dovevano essere riparate prima di poter proseguire e che non vi erano marinai abbastanza in forze per eseguire il lavoro; fecero quindi gettare l'ancora nei pressi di una spiaggia sabbiosa in quello che sembrava un porto riparato, per decidere il da farsi.

Il "porto" era però solo un braccio di mare tra due delle Isole del Comandante.
Con il cambio della marea si produsse una corrente fortissima: strappati gli ormeggi, la S. Pietro si diresse direttamente verso una scogliera paurosa, quando un'ondata enorme la sollevò, deponendola in acque tranquille.
morto in mare
Fradicio, malato, mezzo congelato, affamato, avendo gallette bruciacchiate e umide come unico cibo, l'equipaggio rimase aggrappato alla vita più per istinto che per volontà.

Quasi ogni giorno morivano dei marinai,

i cui cadaveri erano gettati in mare senza alcuna cerimonia. Vi era a malapena un numero sufficiente di uomini in grado di effettuare le manovre; uno dei più robusti, il nostro ma Yushin, scrisse nel suo diario: "A causa dello scorbuto, soffro di dolori tali ai piedi e alle mani, che riesco a fare il mio turno di guardia con molta difficoltà".
lontre
Tempeste successive trascinarono la nave verso la riva e fu presto evidente che
la S. Pietro non avrebbe mai più ripreso il mare.

L'equipaggio si ritrovò su una costa gelida e desolata; a parte alcuni pezzi di legno gettati dal mare sulla riva, non vi era legname con il quale poter costruire un riparo. Sul fianco di una collina i marinai trovarono nella sabbia gelata alcuni crepacci che, ricoperti con pezzi di vela, potevano fornire almeno una protezione.
Vi erano, però, a portata di mano
      • acqua dolce e
      • pernici bianche e
      • lontre marine
che fornirono carne fresca ai naufraghi.
Bering ammalato
Bering ammalato
Bering, troppo debole per camminare,
fu trasportato a terra su una barella improvvisata.
Con gli ufficiali superiori ammalati, la gerarchia si dissolse. Gli uomini validi, capeggiati da Steller, dal suo servo cosacco e dal suo disegnatore, organizzarono una specie di cooperativa, curando Waxell e gli altri malati, e attribuendo le varie responsabilità agli uomini meno malandati. Uno dei compiti principali, oltre la sepoltura dei morti e le cure ai malati, era quello di tenere lontane le volpi, che, ringhiando e abbaiando, erano sempre presenti nell'accampamento, portavano via tutto quello che potevano trasportare e arrivavano persino a rosicchiare le dita dei cadaveri.

La morte di Bering
La morte di Bering
Il vento spingeva continuamente la sabbia nel crepaccio in cui giaceva Bering, ricoprendolo fino alla vita; i suoi uomini cercavano di scavarla via, ma a un certo punto egli protestò dicendo che la sabbia lo teneva caldo.
Bering si rendeva conto che la morte era vicina, e la cosa che  più lo tormentava era di essere sepolto in una terra straniera,
lontano dalla sua Danimarca,

ma si era ormai rassegnato all'inevitabile e mostrò una calma e una rassegnazione che colpirono Steller.
Vitus Bering mori nelle prime ore del mattino dell'8 dicembre 1741 e fu se¬polto nell'Isola delle Volpi, che fu poi ribattezzata con il suo nome.
San pietro nuova

Con l'arrivo della primavera, i 46 superstiti, che avevano in qualche modo recuperato la salute, la forza e la speranza, costruirono, con il legname della S. Pietro, una nuova imbarcazione grande la metà dell'altra e

con la nuova S. Pietro raggiunsero finalmente la Baia Avacha
il 27 agosto 1742 e poterono ammirare lo splendido porto.

Nel frattempo, il governo russo aveva perso interesse nelle regioni del Pacifico settentrionale; ragioni politiche costrinsero quindi i superstiti ad attendere sei anni prima di essere chiamati a Pietroburgo. Waxell fu l'unico ufficiale che visse abbastanza a lungo da ricevere un riconoscimento per quanto aveva compiuto. Steller mori durante il viaggio verso Pietroburgo, e i suoi rapporti, inoltrati alla capitale, furono sfruttati da altri scienziati.

i viaggi di Bering
Anche se le ricognizioni nell' Artico erano state interrotte a causa del ghiaccio e dell'imperversare dello scorbuto e la missione di Cirikov non aveva raggiunto lo scopo,

i risultati complessivi della spedizione di Bering furono significativi:

    • l'interno della Siberia era stato studiato sistematicamente,

    • parte della costa sul Pacifico era stata esplorata e di essa esistevano ora le carte geografiche e si conosceva la rotta per raggiungere una regione del mondo occidentale scoperta recentemente;

    • inoltre Spanberg aveva compiuto con successo due viaggi in Giappone.
I rapporti di Bering giacquero, comunque, abbandonati per decenni negli archivi del Ministero della Marina russo: solo moltissimo tempo dopo, quando scienziati dell'Europa occidentale, interessati all'argomento, li riportarono alla luce, fu accordato all'esploratore danese l'interesse e il merito che gli erano dovuti.

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