Ibn Battuta, Arabi, 1330 - grandinavigatori

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Ibn Battuta, Arabi, 1330

I grandi navigatori
Nel XIV secolo il sistema commerciale islamico si estendeva, dalla Spagna all'Indonesia, collegando in una fitta rete di traffici regioni incredibilmente lontane tra loro.
Dalla Spagna all'Indonesia
Ibn Battuta
In quel mondo si avventurò, Ibn Battuta, il più grande viaggiatore arabo di tutti i tempi:
  • 26 anni di vagabondaggi lo portarono a coprire
  • 120.000 chilometri intersecando i confini nazionali di
  • 45 stati.
Ibn Battuta viaggiò in tutte le terre dell'Islam, con l'aggiunta di qualche puntata nei paesi abitati dagli infedeli cristiani e buddisti (Costantinopoli, la Sardegna e la Cina).
Scrisse un dettagliato resoconto di ciò che vide, grazie al quale è possibile seguire i suoi itinerari.

Nel 1330 Ibn si imbarcò con un largo seguito di servi e concubine alla volta di Aden, famoso porto commerciale alle bocche del mar Rosso.
Là vide i grandi serbatoi per raccogliere l'acqua piovana, ancor oggi esistenti, e si stupì della gran folla di mercanti che gremiva la città.
Col favore del monsone lasciò Aden per la costa orientale africana e raggiunse Mombasa e Kilwa (Cabral), di cui apprezzò l'architettura e le belle case in legno.


verso Aden
verso l'India
Ibn Battuta non era solo un navigatore. amava viaggiare anche via terra e decise di partire per l'India attraverso 
  • la Siria, 
  • la Turchia e 
  • la Russia meridionale, 
  • fino al Volga.
Risalì il Volga ghiacciato fino a Bulghar, 54 gradi di latitudine nord: voleva proseguire ma il gelo e la mancanza di cibo lo convinsero a tornare sui suoi passi.
Continuò il suo cammino verso oriente, toccando le sponde settentrionali del lago d'Aral, Bukhara e Samarcanda.

elefante
Passato l'Indo, arrivò a Delhi, la maggior capitale musulmana d'Oriente, il cui onnipotente sultano era famoso per generosità e crudeltà, che dispensava a suo capriccio.
Accolto benevolmente alla corte, gli fu quindi assegnata la carica di giudice.
Le meraviglie di Delhi lo lasciarono sbigottito.
Il sultano si faceva precedere da una corte di
  • duecento soldati vestiti di armature,
  • sessanta cavalli sontuosamente bardati e
  • cinquanta elefanti adornati di seta e oro.
Vide le arti magiche dei fachiri:
  • in grado di sopravvivere sepolti sotto terra; 
  • levitare nell'aria a loro piacimento.
Lo spettacolo lo sconvolse a tal punto che svenne per ben due volte.
Per irprendersi dalle emozioni di Dheli, Ibn Battuta partì per proprio conto diretto alle Maldive.
Nelle isole notò che, gli abitanti possedevano un notevole e ineguagliato vigore sessuale grazie alla dieta a base di "miele, latte di cocco e pesce”.
Ibn si adeguò con entusiasmo a questa dieta: si sposò con sei donne diverse, che ogni notte soddisfaceva con zelo, rispettando i turni prestabiliti.

maldive
verso la Cina
Dopo un anno di questa cura, partì via mare per l’India fermandosi a 
  • Goa, 
  • Calicut e 
  • Ceylon,
arrampicandosi anche sul picco di Adamo, sulla cui sommità c'era un'enorme impronta, attribuita al capostipite dell'umanità.
Navigando lungo costa visitò la 
  • Malesia, 
  • Giava e Sumatra,
  • approdando infine in Cina.
Soggiornò a Pechino, ammirando le ricchezze del paese, ma la Cina non gli andò a genio: la cucina locale lo inorridiva e il popolo adorava idoli di pietra. 
Nell 1349, all'età di 45 anni, tornò in patria.

verso il Mali
Ma la sua curiosità era ancora viva, poiché l'anno successivo, per ordine del sultano di Fès, partì di nuovo via terra per esplorare le mitiche terre dell'oro al di là del Sahara, il favoloso regno del Mali.
Quando raggiunse Timbuctù, la città era al suo massimo splendore: il paese, a suo dire, era ricco e ben governato, le strade sicure, ma, come osservò con stizza, a tanta ricchezza non corrispondeva uguale munificenza.
Non ebbe in dono né oro, né seta ma, " ..... tre focacce, un pezzo di bue fritto nell'olio e una zucca di latte acido".
Ibn Battuta rimpianse più volte di essere partito, anche se rimase sette mesi nelle città lungo il fiume Niger.


Da Gao si aggregò a una carovana che avrebbe attraversato il Sahara.
Incontrò i misteriosi uomini velati, i Tuaregh, che descrisse come una massa di incapaci e perdigiorno.
Nel dicembre del 1354 rientrava a Sililmassa, nel sud marocchino, sotto una violenta tempesta di neve.
La sua carriera di viaggiatore era al termine.
Lo attendeva una serena vecchiaia nel suo Marocco, "il più bello di tutti i paesi, dove sempre in abbondanza si trovano frutti, sorgenti e cibi nutrienti".

carovana attraverso il Sahara
Ibn Battuta 200.000 km. di viaggi
Gli Arabi arrivavano nel XIII secolo la dove portoghesi e spagnoli sarebbero arrivati solo 200 anni dopo.
Ibn Battuta percorse 120.000 km. in parte via mare ed in parte via terra visitando ben 25 stati.
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